Ttipico-Innovazione e formazione

Chi telelavora?

Chi è il telelavoratore tipico, nella nostra realtà?

Risposta 1: Figure professionali deboli
Storicamente, in Italia, il Telelavoro nasce come risposta ad esigenze sociali, per migliorare la qualità delle vita del lavoratore (il termine è introdotto dal Prof. De Masi già nel 1969). In questa ottica il destinatario naturale del Telelavoro è chi ha maggiori esigenze di riunificazione del luogo di lavoro e della vita familiare: esigenze speciali di cura domestica, come la cura di figli piccoli o di persone anziane o che comunque richiedono la costante presenza di un familiare.

Risposta 2: Figure professionali forti
Nell’Unione Europea si sono superati da tempo i dieci milioni di Telelavoratori (dai dati tratti dalla ricerca ECaTT, e presentati in Danimarca al convegno “Telework 1999”). Bisogna partire da quanto emerso da questo sviluppo per capire a chi indirizzarsi. I dati dicono che il Telelavoro si afferma nelle categorie più forti.

  • Il Telelavoratore è più istruito (57% dei Telelavoratori hanno un alto titolo di studio, contro il 28% dei non Telelavoratori)
  • Ha maggiori responsabilità (il 75% dei Telelavoratori ha una qualche responsabilità manageriale)
C'è poi un sorprendente divario di genere tra Telelavoratori, tale da creare addirittura una forma di gender gap. I dati che risultano più sbilanciati (cioè i dati ECaTT sui regular teleworkers) parlano di una ripartizione addirittura 80-20: 80% dei regular teleworkers censiti da EcaTT sono maschi. Sono dati relativi al 1998, come media europea, e sono stati attenuati -anche se non contraddetti- nelle rilevazioni svolte in anni successivi: ma l'Italia sul Telelavoro non è in media europea. È quindi dalle posizioni di lavoro forti che è ancora oggi naturale partire per diffondere il Telelavoro.